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A piccoli passi nella Champagne

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Nel cuore della Champagne: un viaggio in tre incontri presso Mamma Rosa

Domenica 6 – 13 – 20 Marzo 2016 dalle ore 18:00

A piccoli passi nella Champagne, a partire dal 6 marzo, e per le due successive domeniche, il ristorante milanese Mamma Rosa (Piazza Cincinnato 4) ospiterà un prestigioso evento dedicato agli amanti dell’enologia più raffinata: “A piccoli passi nella Champagne” è un mini ciclo di incontri dedicato alla prestigiosa tipologia di vino (con varie degustazioni, esposizione immagini e spunti didattici in tema). Nell’allegato a parte il programma dettagliato dell’evento.

Gli incontri saranno condotti da Livia Riva, diplomata sommelier finalista al concorso Ambasciatori Champagne del 2013 e Dame Chevalier de l’Ordre des Coteaux de Champagne.

“Lo Champagne è il vino più famoso al mondo ed è anche quello che si conosce di meno – afferma Livia Riva riguardo all’evento – La funzione di questo breve viaggio in tre tappe vuole essere proprio quella di presentare una panoramica a 360 ° su un territorio e sui suoi vini raccontati da chi, questi due elementi, li conosce e li vive intensamente. Senza troppi tecnicismi o approcci difficili. Lo Champagne è un vino democratico!”.

L’accogliente e raffinato ambiente del Mamma Rosa rappresenta la perfetta location per gli incontri, che non vogliono tradursi nella classica degustazione guidata: l’idea è quella di offrire anche “la narrazione” dell’arte enologica con tante storie, curiosità e immagini.

Il Mamma Rosa è un locale elegante, sito nel cuore di Milano, dove tutto è cucinato secondo la genuinità della tradizione italiana tramandata da madre in figlio, come ha voluto Valerio Stumpo, executive chef del locale. Stumpo ha dedicato il suo locale proprio alla madre, che gli ha trasmesso la passione e la competenza per la cucina del nostro Paese.

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Programma
La Methode Champenoise: il passato e il presente, la leggenda e la storia

In degustazione:

Ruinart Brut

Laurent Perrier Rosé de saignée

Dom Perignon 2006

Veuve Clicquot Ponsardin Demi-sec

Territorio e terroir: le regioni, l’uva, le vigne, il suolo, sottosuolo e il clima,

In degustazione:

Agrapart 7 crus

Philipponat BdNoirs

Chartogne Taillet Cuvée Saint Anne

Jacquesson Champ Cain 2005

Le bottiglie a sei zeri delle Maisons e quelle rare d’autore dei Vignerons: due mondi differenti insieme per un grande risultato.

In degustazione:

Fallet Prevostat Extra Brut

Marguet Amboniacus 2009

Bollinger Special Cuvée

Krug Grande Cuvée

Dopo ogni lezione verrà servito un piccolo buffet di stuzzichini preparato dallo Chef

VALERIO STUMPO .

L’iscrizione agli incontri ha un costo di 250 euro totali.
Per aderire bisogna contattare il numero 0229522076 o scrivere una email a info@osteriamammarosa.it

Riprendiamo a brindare?

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Tanto, troppo tempo senza nulla scrivere e ciò non è buono.

Vediamo quindi di rimediare prima di tutto con un frizzante augurio per un anno meraviglioso, anche se ormai è iniziato il mese di Febbraio, e in secondo luogo di riportare tutti i programmi al punto giusto.

La Dame du Vin scrive anche su altri due blog:  Cavolo Verde, di Laura Rangoni e Luciano Pignataro Wineblog, del Lucianone nazionale, appunto.

Vi ho inserito il link così potete facilmente trovare tutti gli articoli che ho pubblicato.

A Merano per il Wine Festival ho fatto subito visita al Club Excellence ovviamente.excell_1

E ho anche avuto modo di partecipare ad una bellissima degustazione di Charles Heidsieck a cui è seguita la mia visita in Champagne, grazie alla operosa attività di Philarmonica, da Aprile 2014 nuovo distributore italiano di questa storica maison.

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Ne ho parlato in un articolo molto esaustivo sul blog di Luciano Pignataro con lo Champagne Charles Heidsieck. Subito al rientro da Merano sono partita per la Champagne dove sono rimasta per 10 giorni in un bellissimo loft di legno, proprio nel centro di Épernay.

Rinasco quando tocco quella terra, quando affondo i piedi nelle vigne, quando parlo con i vecchi produttori che amano il loro vino e non sanno chi potrà portare avanti il loro duro lavoro quando lasceranno.

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Madame Fallet-Prévostat

 

Rinasco quando vedo la vigna addormentata e penso che riposi sorniona per riprendersi le energie dal suolo dopo avere faticato tanto per dare al mondo quello che si aspetta da lei: grappoli d’uva sani e rigogliosi.

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Rinasco quando in una bottiglia riesco a vedere una storia, riesco a leggere un destino. Non sempre così felice.

Rinasco quando mi riconoscono al ristorante famoso di Avize, io, un piccolo esserino nella grande Champagne, che viene chiamata per nome: Madame Livia, La Dame…bonjour!

Avisée nov 2014

Les Avisées

Non c’è nulla da fare, queste bollicine per me sono miracolose, provvidenziali, a volte insostituibili.

Quest’anno ci saranno quindi tante belle sorprese, a partire dalle serate Champagne itineranti, che iniziano il 24 Febbraio a Como, presso il Wine Bar Quarantaquattro, dai percorsi didattici sul vino, 4 lezioni di conoscenza su questo succo meraviglioso per non rimanere stupefatti davanti ad una carta dei vini, ormai sempre più complessa e articolata e a cantine che lasciano senza respiro.

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La Ciau del Tornavento – Treiso

 

E poi ancora il piccolo viaggio specifico nella Champagne e nello Champagne, per capire, scoprire, carpire i segreti di questa complessa regione francese.

Insomma, dei programmi estremamente interessanti e, soprattutto, creati a misura per ogni esigenza.

Andate a curiosare sulle news e troverete la data del primo incontro.

Con un bicchiere di bollicine vi auguro quindi Santé e vi aspetto in una delle mie serate per poterveli fare personalmente.

Votre Dame

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Un vino di luce che viene dal buio. Si chiama Champagne

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Martedì 24 Febbraio,

presso il Wine Bar Quaranta4,

in Via D’Annunzio 44,

a Como,

dalle 20:00 alle 22:30

 

 

 

 

 

Parleranno 6 Champagne, presentati e degustati con La Dame du Vin:

Bouquin Dupont Brut Réserve Blanc de Blancs Grand CruBD

Dom Caudron Cuvée Camille Philippe Blanc de NoirsDcaudron

Taittinger Prestige Rosé

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                                             Laurent Perrier Brut

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   Charles Heidsieck 2005

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Dom Pérignon 2004

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Un viaggio fra i piccoli vigneron e le grandi maison, fra bollicine dorate, rosate e millesimate, fra il classico che resta e il nuovo che avanza.

Ma sempre con la grande perfezione di un vino adatto ad ogni momento della vita.

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La serata è proposta ad un prezzo di 50€

I bicchieri per ogni partecipante sono in sala, così come alcune prelibatezze per solleticare il palato durante la degustazione.

Per informazioni e prenotazioni:

bo.gest@libero.it – T. 031 506906

info@ladameduvin.com – T. 335 7093528

La magia di Matteo Baronetto e di Dom Pérignon, in una sera d’incanto

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Ora do i numeri:

2, è il numero civico di Piazza Carignano a Torino dove c’è il Ristorante Del Cambio

5, è il numero delle cuvée Dom Pérignon degustate

14, è il numero delle portate preparate dallo Chef Baronetto e dei suoi collaboratori in cucina

20, è il numero delle persone attorno al tavolo della cena di Bibenda per il DP Wine Tasting Club

Infinite sono le volte in cui ho alzato il bicchiere, e ancora infiniti i miei pensieri di gioia assoluta nel vivere simili momenti.

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Il ristorante Del Cambio, a Torino,  è stato scelto come location dal Dom Pérignon Tasting Club di Bibenda  per la degustazione di 4, anche se poi alla fine sono diventati 5, imperdibili cuvée (tutte frutto di assemblaggio di Pinot Noir e Chardonnay anche se si mantiene il più grande riserbo sulle percentuali):

Vintage 2004

P2 Vintage 1998

Rosé Vintage 2003

Rosé Vintage 1998

Œnothèque 1996

Cambio4 Anfitrione della serata Franco Ricci, presidente della FIS di Roma, che, insieme a Adele Bandera, Managing Director della società di comunicazione che cura Dom Pérignon in Italia, e Matteo Baronetto, Chef di casa, ha accolto gli ospiti con un aperitivo di benvenuto: Dom Pérignon Vintage 2004, testimone di un’annata molto bella in Champagne, con uve sane e abbondanti.

In effetti la pienezza della stagione si ritrova anche nel sorso che oso addirittura definire “curvy”, prendendo a prestito un termine ormai sdoganato.Cambio12

Freschezza e suadenza, a passeggio mano nella mano. Ha una grandissima armonia questo vino e lo trovo molto più pronto e piacevole rispetto al vintage precedente che, di strada da fare, ne ha ancora tanta.

 

 

 

 

 

Dato che siamo i primi ad arrivare, Chef Matteo Baronetto, braccio destro di Cracco per tanti anni ci onora di un giro turistico in cucina, in cantina e al piano superiore dove è stato creato il Bar Cavour.

Già, la cantina…mi vorrei fermare lì per la serata, e anche per la notte, e magari farci anche la prima colazione!

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Tavoli con candelabri accesi, pupitre vestite per l’occasione, profumo di vino che inebria il naso.

Le 20.000 bottiglie, ripartite nei diversi spazi della cantina, sono placidamente adagiate sulla nuda pietra o su scaffali di legno e suddivise per tipologia.

 

 

 

 

Lo chef sommelier del Cambio non è un tipo qualunque. Si tratta di Fabio Gallo, presidente dell’AIS Piemonte, un sommelier stimato e conosciuto, che dei vini ha fatto la sua ragione di vita (o quasi).

 

 

 

IMG_6529 Il tour termina dopo la visita al primo piano dove è stato creato il Cocktail Bar, che offre anche qualcosa da mangiare, con carta differente dal ristorante, fino a mezzanotte.Sale con luci soffuse, ma non da uscita di sicurezza luminosa, e bancone bar bellissimo e perfettamente incastonato nella prima stanza.

 

 

La sala cavouriana, dove è stato preparato il tavolo per la nostra cena, è stata rifatta in modo minuzioso e preciso. Un lavoro magistrale. Anzi, un capolavoro.

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La sala attigua invece è nuova e arricchita dalle installazioni di Michelangelo Pistoletto, artista biellese che, attraverso delle serigrafie sugli specchi alle pareti, ha voluto riprodurre alcune figure che stanno guardando ciò che accade al centro della sala. “l’Evento”.

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Finito il nostro aperitivo è arrivata (finalmente) l’ora della cena.

Sono veramente impaziente di provare i piatti di Matteo e questi champagne meravigliosi.

Si inizia subito con Dom Pérignon Vintage 1998 P2, alias Plénitude 2, alias Deuxième Plenitude, un nuovo modo di René Geoffroy di approcciare la vita di Œnothèque.

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Rispiego brevemente il concetto a favore di chi non ha ancora letto nulla su questo champagne:

a partire da Luglio 2014 la serie Œnothèque, ossia il Dom Pérignon millesimato lasciato affinare sugli lieviti molto più tempo rispetto al Vintage che vede la luce dopo circa 10 anni (è appunto in commercio la 2004 uscita a Marzo dello scorso anno), ha cambiato nome.

La nuova etichetta, grigio antracite con scritte in oro, riporterà il millesimo del vintage e una fascetta al collo della bottiglia con l’indicazione P2, ossia Plenitude 2, un tempo di affinamento che va dai 15 ai 20 anni.

Sulla base dello stesso concetto uscirà anche Dom Pérignon P3, Plenitude 3, ossia un vintage che avrà un periodo di affinamento sugli lieviti fra i 30 e i 40 anni.

Si passa poi al Vintage Rosé 2003, all’Œnothèque 1996, e al Vintage Rosé 1998, in un succedersi e alternarsi di pietanze e vini estremamente pacato e perfetto curato dal maître Daniele Sacco.Cambio19 Cambio20

I piatti del menu sono fatti con materie prime classiche, mediterranee e regionali, ma elaborati in modo innovativo con mano sicura e competente.Cambio15

 

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Quello di cui io vorrei parlare, anzi scrivere, e che è la materia che mi compete maggiormente, è di due champagne in particolare: P2 1998 e Œnothèque 1996, le mie due frecce di Cupido della serata.

Dom Pérignon Vintage 1998 P2

Olfatto denso e pieno. Non è uno champagne leggero, e si sente.

Una nota mielata e balsamica fa capolino dal bordo del bicchiere per riversarsi attorno al mio naso e far subito capire che non lui non è un “toyboy”. Bisogna prenderlo sul serio.

Continuo ad annusare il bicchiere, mi incanta, mi inebria.

Voglia di sorso, e la soddisfo subito.

Eleganza fruttata, materia spessa, croccante.

Ananas, cedro, miele, pane tostato e a volte speziato.

Una bocca piena, avvolgente, calda, sicura, seppur freschissima.

Ecco, per riprendere, giocando, la similitudine precedente, questo champagne mi dà la sicurezza protettiva di un uomo maturo, che non chiede pazienza e che sa offrire quanto di meglio ha a chi gli sta vicino.

Di gran classe e complessità e di meravigliosa persistenza, questo champagne è il compagno ideale per tutti i piatti ricchi e succulenti.

Dom Pèrignon Œnothèque 1996

E’ la seconda volta che lo degusto. E questa seconda è ancor meglio della prima.

Secondo me questo vino è un capolavoro in bottiglia, una essenza, formato 0,75l, di eleganza, raffinatezza, freschezza, classe, persistenza, equilibrio.

Forse se stessi zitta renderei meglio l’idea, paradossalmente.

Partiamo dal presupposto che il millesimo ’96 sia stato uno di quegli anni in cui viene quasi raggiunta la perfezione: meteo senza troppe variazioni e precipitazioni, temperature giuste e nella media stagionale, settembre perfetto con notti molto fresche e giornate nella media, due elementi sintomatici di annate grandiose in Champagne.

Acidità a livelli pazzeschi, tanto che alcuni produttori dicono che nemmeno la malolattica abbia avuto un effetto calmante in quell’anno.

Ed in effetti la 1996 verrà ricordata come la grande annata del decennio 1990/2000.

Per tornare alla nostra bottiglia devo dire che riesce a stregare con la sua estrema freschezza, testimoniata dagli aromi di frutta gialla, ananas e nectarine, per arrivare alla leggera tostatura e all’ananas candita, alla crema pasticcera, alle spezie dolci.

Ed è la stessa girandola inarrestabile quando lo assaggio.

Forte, profondo, determinato al primo impatto, eppure tanto leggiadro dopo il sorso, e ancora complesso e tanto invitante al secondo assaggio. Per tornare poi giocondo e scherzoso nel terzo.

Ananas, frutta candita, spezie dolci, tostature: è magnifico riuscire ad intercettare tutte queste differenze e complessità.

E’ uno champagne che emana eleganza e classe, senza essere troppo snob.

Insomma, per tornare alle nostre rappresentazioni figurative, un giovane uomo che, con sicurezza e intraprendenza, sta andando incontro alla vita. Senza fretta ma facendo i passi giusti.

L’entusiasmo e l’energia di questo vino coinvolgono tutti i sensi riuscendo ad andare anche oltre, ad emozionare la nostra mente e a far vibrare il nostro cuore.

Ed è quello che da un grande champagne ci si aspetta ogni volta.

 

E Dom Pérignon non ci delude mai. Mai.

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Energia e biodinamica, nello champagne di Franck Pascal

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FRANCK PASCAL – BASLIEUX-SOUS-CHATILLON VdM
4h in biodynamique certificata dal 2004
Bottiglie prodotte: 26.000 – 34.000 (dipende dal tempo)

Vitigni:
70% PM
27% PN
3%   C

Franck Pascal, dal 1994, tornando da militare, ha fatto una scelta ponderata non volendo più utilizzare per la coltivazione delle vigne di famiglia, i prodotti chimici, allora largamente utilizzati come armi in guerra.

Ha cominciato quindi a preparare le vigne per la conversione alla biodinamica avvenuta nell’anno 2000 e certificata ufficialmente (Écocert e AB) nel 2004.

La sua propensione alla biodinamica è un principio di naturalità che applica anche nella vita quotidiana per sé e per la sua famiglia, assieme alla moglie Isabelle.

Franck sostiene che non impone alla natura quello che deve essere ma ne cerca l’equilibrio energetico con gli elementi che ha a disposizione, senza correzioni invasive.

I nomi delle cuvée e le etichette delle bottiglie sembrano voler rimarcare questo concetto.

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Le informazioni su vitigni, dosaggio e data di dégorgement sono tutte riportate nella retro-etichetta.

La sua ricerca è costante e ogni anno sperimenta nuovi confini, magari trovando lieviti sempre più adatti, oppure eliminando rame e zolfo nel trattamento delle vigne.

La sua risposta alla canicola del 2003 è stata la preparazione, attraverso un processo di dinamizzazione, di un’infusione di camomilla con la quale ha dissetato le vigne.

L’inerbimento nelle vigne è spontaneo, tanto che non avviene il diserbamento nemmeno della tourniére, il ritaglio di terra in cima ai filari di viti dove di solito si lascia lo spazio al trattore per girare.

Ci si può credere, oppure essere scettici, abbracciare questa filosofia oppure allontanarsene.

Io osservo, guardo e, soprattutto, lascio che a parlare siano gli champagnes, con le bellissima degustazione che abbiamo fatto.

QUINTESSENCE 2004 Extra Brut

60%PN – 25%PM – 15%C

Questo champagne è stato prodotto durante il cammino del percorso bio e quindi per metà è lavorato con agricoltura convenzionale e per metà con sistema bio.

Un po’ di fatica a farsi sentire, come fosse quasi timido. Poi finalmente si apre con una bella eleganza di frutti di bosco, e una nota di ossidazione appena accennata.

Rotea molto bene in bocca con aromi fruttati e sapidi ma sul finale vi sono dei sentori che non mi convincono appieno.

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QUINTESSENCE 2005 Extra Brut

Stessi vitigni del precedente, questa volta tutto in biodinamica.

Franck spiega che è una collaborazione fra uomo e natura con tutte le loro essenze presenti.

Si apre rapidamente e avvolge con freschezza e golosità di frutti rossi. Ampio e libero il sorso che scorre piacevole e spumoso in bocca.

Dosaggio perfetto per un vino che non ha bisogno di aggiungere zucchero a quello già esistente di suo.

Bella persistenza, grande freschezza, beva piacevolissima. Tutta un’altra cosa rispetto al precedente.

Essenziale e preciso.

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RELIANCE Brut Nature

75%PM – 12%PN – 13%C

BSA base 2008

Impatto immediato con una bella mineralità e gesso.

Il tiglio compare all’assaggio, insieme a pompelmo bianco, limone e passion fruit.

Una grande persistenza che lascia, bellissimo, un ricordo di anice stellato seducente e misterioso.

Vibrante e sincero, tocca le corde golose della mia curiosità.

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HARMONIE 2009 Extra Brut

50%PM – 50%PN BdN

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E’ piacevole al naso e in bocca, ancora un po’ troppo giovane, ma di sicuro impatto e di grande energia.

Una grande materia data dalla frutta con una acidità molto spiccata eppur equilibrata dalla bella morbidezza del vino e da una nota amara che avvolge il palato in finale.

Pacifico e suadente, parla sottovoce ed è un piacere ascoltarlo.

 

 

 

PACIFIANCE

Metodo solera iniziato con i millesimi 2006 e 2007

60%PN – 25%PM – 15%C

Frutti bianchi, quasi in confettura e bocca fresca, note minerali e affumicate.

Una grande, bella armonia che regala persistenza a non finire e una punta di anice stellato che sembra essere il “fil rouge” di tutte le cuvée di Franck Pascal.

Un vino che dona tranquillità, voglia di provarlo e riassaggiarlo, di stare in sua compagnia per tanto tempo senza mai stancarsi.

Disteso e rilassante, accarezza le ciglia del mio olfatto e rispetta, in silenzio, i miei tumulti.

SERENITÉ 2010

C e PM

Vino bioenergetico senza solfiti.

La forza potente, comunque domata in questo champagne, si esprime con aromi di pietra focaia, spezie, mentuccia, salvia.

 

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Il senso di tutto quanto sopra: c’è un rispetto fra uomo e natura con un confine molto labile e banale.

Alcuni uomini lo sanno rispettare ed interpretare. Altri lo guardano da lontano.

Scoprite voi da che parte sta Franck Pascal. E per dirlo dovete provare i suoi vini.

Franck Pascal
1 bis, rue Valentine-Régnier • 51700 Baslieux-sous-Châtillon
T. +33(0) 326 51 89 80 • contact@franckpascal.fr

Il riso abbonda…nella cucina dei Costardi

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Ad ogni mio compleanno, che cada in qualsiasi giorno della settimana, mi concedo una colazione o una cena in un ristorante che scelgo con molta cura.
Quest’anno avevo diverse soluzioni in mano, grazie al mio pusher ufficiale, l’amico Allan Bay, che è una fonte inesauribile di ricette (con le quali ho sempre fatto un figurone) e di ristoranti.

La scelta di andare da Christian & Manuel Costardi non è stata casuale. Amando il riso in modo particolare, sia quando lo cucino che quando lo gusto cucinato da altri, mi ha attratta il fatto di poter degustare in un solo pasto, due o tre qualità di riso che non fosse scontato o già conosciuto.

Devo dire che l’obiettivo è stato raggiunto.

Dopo avere “prelevato” la mia best friend Patrizia, raggiungiamo Vercelli in poco tempo.
Il Ristorante si trova in un’ala dell’Hotel Cinzia, la mamma di Christian e Manuel, che ne continua la gestione.

Ci accoglie lei, sorridente, e ci guida verso la sala ristorante che si apre su un ambiente molto luminoso e confortevole.

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Christian e Manuel sono impegnati nella registrazione di una puntata per un programma televisivo che sarà trasmesso a breve, e ad accoglierci c’è Elisa, la maÎtre storica del ristorante (scopro più tardi) e comunque una bella ragazza mora con un piglio risoluto e il viso più che simpatico.

Ci fa accomodare al nostro tavolo e comincia a raccontarci qualcosa sul ristorante e sui menu proposti con una padronanza di linguaggio che mi sorprende in modo piacevole. Bella, brava e anche molto professional. Diamine, non mi piace parlare delle quote rosa ma in questo caso Elisa è la persona giusta al posto giusto.
CMCCome mio solito mi faccio dare la carta del vino prima di dare una sbirciata all’elenco delle portate e vado diretta sulla pagina degli champagne.

Elenco molto preciso, diviso per produttore in ordine alfabetico, con annata e vitigni. Mi colpisce la mancanza di parecchie etichette blasonate di importanti Maison. Cosa che, mi spiegherà Christian più tardi, è stata fatta per scelta.

In questo momento non ne sento proprio la mancanza, devo dire.

Scelgo quindi una bottiglia che non ho mai provato, di un produttore biodinamico (serio) che conosco: Cuvée Les Chênes di George Laval, vintage 2002.
Non lo descrivo qui, lo farò a momento opportuno.

CMC3Sappiate che comunque è uno champagne vibrante, caldo e molto, molto complesso. Una delizia insomma.

 

 

 

 

 

 

 

Elisa ci spiega che volendo provare due/tre risotti non è proprio il caso di abbondare con il resto perché le porzioni non sono proprio mini e la tendenza a sentirsi comunque soddisfatti arriva prima di quanto si immagini.

Imbastiamo un menu tagliato a misura che prevede un paio di assaggi come entrée e tre risi particolari in successione:

  • Baccalà mantecato, crema di patate e cannella
  • A Venezia “scampi in saor”
  • Costardi’s Tomato Rice
  • La primavera di riso Carnaroli
  • Carnaroli come fosse un aglio e peperoncino

Nel frattempo ci vengono servite due mini focaccine, appena tolte dal forno, e che io non riesco nemmeno a fare raffreddare, e naturalmente nemmeno a fotografare.

Oggi ho deciso di chiudere nel cassetto la dieta che sto seguendo da ormai un paio di settimane.

Le prime due portate spariscono in un lasso di tempo che va dai 5 ai 10 minuti!

CMC1L’equilibrio gustativo trova la sua migliore esplicazione tangibile.

 

 

 

Baccalà e scampi potrei mangiarne ad libitum.

Nota particolare: sopra gli scampi Elisa ci fa gocciolare dell’aceto di timorasso, per dare proprio quella punta di acidità elegante ed aumentare il gioco agro-dolce. E’ strepitoso!

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Ma aspetto i piatti forti: i risotti.

Partiamo da un classico dei Costardi’s, il Tomato Rice.

La particolarità, oltre alla perfetta cottura e sapore del riso, è che viene servito in una lattina che ricalca la Campbell’s Soup.

La lattina, oltre a tenere il riso caldo, esalta, e non di poco, il profumo mentolato del basilico in emulsione e messo in superficie a forma di foglia, e quello pungente del pomodoro nel risotto, che contrasta anche in colore.

CMC4Cremoso al punto giusto è quasi confortante e ricorda gli esperimenti di mia madre quando, da piccola, le chiedevo di farmi il riso con il pomodoro. Mai riuscita nell’intento.

Sempre dalla sezione Creativi, ci viene servita la Primavera di riso Carnaroli.

La base fatta con riso e crema di asparagi su cui si adagiano olive taggiasche essiccate e capesante crude. E i colori ricalcano proprio una primavera botticelliana. CMC5

I profumi sono delicati ma tutti percettibili. Al palato la consistenza e la temperatura calda del riso giocano a rimpiattino con il tessuto della capasanta, più morbido e fresco.

Non si riesca a capire che sia il vincitore. Ma è bello, buono, armonioso, equilibrato.

Concludiamo con il risotto imitatore, quello che vorrebbe essere come aglio, olio e peperoncino.

Un riso Carnaroli bianco, morbido e cremoso perché mantecato con un olio congelato all’aglio  e spolverato di peperoncino e curcuma.CMC7

Piacevole ma devo dire che, in porzione ridotta (eravamo arrivate al capolinea), l’impatto delle spezie si è sentito molto e il retrogusto amaro ha avuto il sopravvento sulla naturale dolcezza del riso.

La prossima volta porzione intera, è necessario ribilanciare i sapori!

Resta un solo piccolo assoluto spazio nello stomaco per qualcosa diCMC6 sfizioso e di completamente insolito, creato dai fantasiosi brothers, in questo caso Manuel, per l’ultima edizione de Le Strade della Mozzarella: il cannolo di pasta, in questo caso un pacchero, cotto al dente, fritto due volte, spolverato di zucchero a velo e ripieno di crema di ricotta di bufala con un filo di scorza d’arancia caramellata.

Una perfetta armonia.

E come ciliegina sulla torta, dato che c’è stata una “soffiata” in cucina su questo giorno particolare per me, arrivano le coccole di Christian e Manuel sotto forma di piccoli dolcetti in una piccola scatola con una candelina accesa, che ho spento immediatamente pensando ad un desiderio da realizzare (e che ovviamente non vi rivelerò!).

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Si son fatte le 4, direi che sarebbe ora di liberare tavolo e sala, siamo le ultime due goderecce rimaste nel ristorante.

Salutiamo Elisa e Christian, che mi regala anche un menu con auguri, e passiamo da mamma Cinzia per il regolamento di rito!

Decidiamo che verremo qui anche per il compleanno di Patrizia.
E’ bello sentirsi a casa propria e gustare qualcosa che è fatto con tanta passione, serietà, ricerca e intelligenza.

Le diverse consistenze delle materie prime usate, i diversi colori, i sapori a volte contrastanti creano un tutt’uno nella cucina dei Costardi che arricchisce palato e mente in un perfetto gioco di equilibri.

E questo, secondo me, è solo il punto di partenza.

http://www.hotel-cinzia.com/

NOBLESSE OBLIGE

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La mia prima volta con la Cuvée Blanche di Bruno Michel è stata lo scorso anno, ad un pranzo al Ristorante Piazza Duomo di Alba con una coppia di carissimi amici siciliani.
Ero loro ospite ma mi faceva piacere offrire un aperitivo con una bottiglia di champagne che non fosse così scontata.

Ho quindi chiamato Vincenzo (Donatiello ndr), per me uno dei migliori e più seri sommelier italiani (una persona che non ama perdersi troppo in chiacchiere e selfie, per essere precisi), chiedendo consiglio a lui.

Mi ha detto subito che fra le tante bollicine francesi presenti ve n’era una che aveva colpito particolarmente anche lui, con un buon rapporto qualità prezzo, ma la cosa più intrigante era che l’assemblaggio era costituito da 50% chardonnay e 50% pinot meunier.

Il produttore? Bruno Michel, un piccolino della Vallée de la Marne che faceva solo 70.000 bottiglie, ma le faceva molto bene.
D’accordo, dico, andata. Ci vediamo fra mezz’ora!

In effetti le aspettative non sono state deluse e credo di aver bevuto uno dei migliori champagne di RM dell’ultimo anno.
Ho pero’ voluto fare la riprova, non ci si può limitare solo alla prima volta.

Se una cosa piace la prima volta potrà essere magnifica perché è la novità, ma la seconda, la terza e financo la quarta dovranno esserlo ancora di più.

Ieri sera mi sono gustata un’altra bottiglia di Cuvée Blanche, a cena, con un amico sommelier, appassionato di champagne (i supporters di questo vino stanno dilagando a macchia d’olio..!).
Risultato: non solo riconfermo quanto mi era parso di capire la prima volta, vado oltre.

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Il colore è confortante e preciso: oro chiaro, senza sbavature.

Il “train de bulles” non lo considero più da un pezzo, troppe variabili per poter essere un elemento determinante nel giudizio qualitativo.

Pero’ in questo bicchiere c’è, e anche bello continuo e sottile.

Aspetto almeno 10 secondi prima di annusare, per non bruciare tutte le ciglia olfattive, e poi immergo quasi letteralmente il naso nel bicchiere.

La bonheur…!

La pesca bianca apre una boule di macedonia appena fatta nella quale si alternano anche mela gialla, e piccoli frutti rossi come lamponi e fragoline, il tutto unito da un cucchiaino di miele e spolverato con della cannella.

Il palato sorprende perché smentisce da un lato e conferma dall’altro.

La freschezza del vino risalta in modo particolare con uno spiccato sentore di ananas non maturo e coriandoli di agrumi, ma le eventuali punte di acidità vengono sapientemente calmierate da una trama rotonda e piena nella quale trovano un ruolo importante anche note di boisé e di vaniglia.

Un gioco delle parti sapientemente orchestrato e io mi abbandono al ritmo melodico di questa dolce musica.
Nonostante la complessità evidente la beva risulta molto piacevole, adeguata, “friendly” per usare un termine anglosassone che avvicina molto anche chi guarda con fare sospetto agli champagne atipici. BM

Ho apprezzato soprattutto l’eleganza e l’armonia scaturite dall’assemblaggio dei due vitigni, cosa che rimarca la bravura di chi, questa armonia, ha saputo costruirla e infonderla in un vino.

Il dosaggio viene mantenuto sugli 8/9 g/l (solo con MCR), che si abbassa notevolmente sulle altre cuvées della sua gamma.

Bruno Michel produce i suoi champagne nel piccolo comune di Pierry, a sud di Épernay.

Lo fa dal 1980 in una meravigliosa casa del 1800 una volta di proprietà di monaci che avevano sempre avuto la passione dello champagne e che, nelle loro dimore, nascondevano tesori di bottiglie nelle cantine sotterranee.

13 ettari divisi fra chardonnay (50%), pinot meunier (45%) e una piccola quota di pinot noir (5%), a loro volta suddivisi in una quarantina di parcelle (piccoli Lieux Dits), con un’età media di 30 anni.

La produzione non è molta, 70.000 bottiglie e il fiore all’occhiello del piccolo vigneron è che dal 1997 ha iniziato la conversione al biologico terminata nel BM22004. Ha ottenuto la certificazione Ecocert e sulle bottiglie e cartoni compare il bollino ministeriale Agricolture Biologique. Due ettari sono ora in biodinamica.
Un punto di partenza e uno sprone per Michel a proseguire il suo cammino sulla strada della qualità e del rispetto della natura e dell’uomo.

 

 

 

Per me invece è un invito a continuare a provare i suoi vini, per la terza, quarta e ora financo quinta volta perché lo champagne, quando è fatto così, merita di trovare sempre un posto in cantina.

Per inciso, è uno champagne che si accompagna a tutto, ma proprio tutto. Io l’ho gustato con un carpaccio di manzo, scaglie di grana e olio del Lago di Garda, sale di Cervia e un carissimo amico.

 

Distributore per l’Italia: NOW Non Ordinary Wines

Un rivoluzionario a Ovada

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La Rivoluzione Francese, si sa per certo, è iniziata il 14 Luglio 1789 con la Presa della Bastiglia, simbolo indiscusso dell’Ancien Régime, ad opera del popolo di Parigi.

Questa, in estrema sintesi, la storia francese.

Non tutti però sanno che, ormai da nove anni, anche ad Ovada si festeggia questo giorno in modo atipico e, per certi versi, rivoluzionario.

L’idea è nata dalla mente attenta e fervida di Giuseppe Martelli, patron di una bellissima champagneria, il Quartino diVino, che, mosso dal suo grande amore per lo champagne (tanto quanto il mio, ed è tutto spiegato), ha pensato bene di festeggiare questo giorno tramutando la Bastiglia, simbolo di libertà popolare, in una serie innumerevole di mathusalem di Drappier (sono 6 litri, signori….!), lo champagne a base di Pinot Nero originario di Urville, un piccolo village nel sud profondo della Champagne.Giuseppe Martelli

Il Quartino diVino si trova in pieno centro storico ad Ovada, in una di quelle viette strette pavimentate a sanpietrini, che rendono la passeggiata in vasca una prova speciale quando dotati di un tacco superiore ai 3 centimetri.

Ma questo non ha certo fermato Giuseppe nel concepire e mettere in atto la sua brillante serata.

Lungo la via, all’esterno della champagneria, vengono allestiti tavoloni di legno, con panche lungo i due lati, che riescono ad accomodare il “popolo” rivoluzionario man mano che arriva alla spicciolata.

vie quartinoQuest’anno, vista la facilità con cui il cielo ci regala acquazzoni, sono state messe delle tende sospese a protezione degli ospiti.

drappierOgni tavolo ha la possibilità di ordinare una mathusalem di champagne per far fronte agli attacchi di sete che prendono improvvisamente ogni volta che si partecipa a questa serata.

Cinzia Natali, la compagna di Giuseppe, e chef del Quartino diVino, prepara ogni anno un menù diverso per accompagnare in modo “solido” lo champagne che, a partire dalle 7 della sera, comincia a scorrere a fiumi, e non è una metafora.

Staff quartinoOrganizzazione affinata nel corso degli anni e arrivata ad un livello che rasenta la perfezione: ogni tavolo è numerato, assegnato ai fortunati che lo hanno prenotato per tempo, e curato dai collaboratori del Quartino, tutti ragazzi giovani, belli e gentili, che per una sera e una notte diventano gli angeli custodi del tempo perso fra un brindisi e l’altro.

 

 

 

Quest’anno la Presa della Bastiglia si è svolta il 12 Luglio, lo scorso sabato.

Non volevo assolutamente perdermela e, con altri amici, abbiamo raggiunto la nostra postazione nel tardo pomeriggio.

E lì abbiamo avuto una sorpresa meravigliosa: la presenza di Michel Drappier, proprietario della Maison di Urville.

Già, tanto ha detto e tanto ha fatto che, insieme alle casse di champagne, Giuseppe è riuscito a fare arrivare anche il grande patron di Drappier, uomo di estremo fascino e charme che è rimasto sbalordito (très étonné, per restare in tema) dall’energia e convivialità che, insieme alle bollicine, si sprigionavano in modo crescente da tutti i festanti arrivati alla meta.M Drappier

E che dire del vino? quest’anno semplicemente meraviglioso. Tenace senza essere troppo potente e muscoloso, materia piena, convincente e molto piacevole nel sorso. Nonostante le quantità (si parla di vagonate in questi casi) il mal di testa del giorno dopo è stato pari a zero assoluto.

Champagne e musica, risate e canzoni cantate, anche stonate, ma con il cuore, danze sui tavoli, più o meno traballanti, tacchi rovinati, tanto domani si mettono le espadrillas, esercizi ginnici notevoli per versare l’oro liquido da una mathusalem ad un bicchiere.

E tanta, tanta allegria, quella sana.

Questa è la Presa della Bastiglia di Ovada.

La storia di Giuseppe è singolare. Non è nato oste (come ama definirsi), lo è diventato per passione e amore verso il vino, lo champagne in particolare.

Lui e Cinzia hanno voluto creare il loro “locale dei sogni”, il posto che avrebbero desiderato trovare da fruitori mettendosi però dall’altra parte del banco.
Nasce così il Quartino diVino: 4 Marzo 2004, data ricordata più e più volte anche nella canzone di Dalla.

E ci ha creduto, tanto, tantissimo.

Ha selezionato con cura tutta la sua carta dei vini, ha avuto la fortuna di avere una compagna che cucina in modo meraviglioso (oltre a sopportarlo ….!), di avere amici che lo hanno sostenuto e la lungimiranza di seguire la strada della qualità, senza esagerare con i prezzi.
E lavoro, tanto lavoro, tante ore spese dedicandosi al suo posto, che ormai è diventato un punto di incontro per tanti.

Ci troviamo sovente, lui ed io, a queste riunioni “frizzanti” e spesso discutiamo insieme di quello che maggiormente ci è piaciuto o di ciò che non ci ha convinti.
In modo molto pacato, sempre molto rispettoso.
Mi piace Giuseppe, è una persona seria, buona e intelligente.

E sono contenta che il suo Quartino diVino abbia successo. Se lo merita, se lo meritano, lui e Cinzia.

bottiglie drappierOrmai sono le cinque del mattino. I tavoli sono stati quasi tutti ritirati, i ragazzi sono quasi pronti per andarsene a casa e farsi qualche ora di sonno, le strade sono già state ripulite e le bastiglie sono state liberate: 49 quest’anno.

49 bottiglie per 294 litri di champagne…e già si sta pensando alla prossima data: 11 Luglio 2015.
Io mi porto avanti e prenoto, non si sa mai!

 

Lo Champagne Drappier è distribuito da Partesa Srl.

 

Uomini e vini insieme all’insegna della qualità, un “must” per Pellegrini

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Il 12 e 13 Maggio scorsi la Pellegrini SpA ha organizzato due giornate dedicate all’assaggio dei vini e dei distillati che distribuisce in Italia.

La degustazione era riservata agli operatori del canale Ho.re.ca. e super Ho.re.ca.
L’allestimento è stato creato presso l’Agriturismo Solive, uno dei migliori della Franciacorta, e ha dato la possibilità a tutti i produttori presenti nel Carnet di degustazione di confrontarsi con un pubblico specializzato.

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La parola chiave che ha accompagnato questo evento, che ho avuto la fortuna di vivere in prima persona, è stata: qualità.
In primis la qualità dei prodotti presenti, italiani e stranieri, tutti, salvo rare eccezioni, con il produttore al banco di assaggio per dare una ragione e una spiegazione a quanto veniva versato nel bicchiere.
La qualità dell’organizzazione affidata a mani esperte e serie.
La qualità delle persone presenti, persone motivate e orgogliose di lavorare per questo team giovane e dinamico.

Più di 100 i produttori presentati, italiani ed esteri, più di 1000 i visitatori in due giorni di assaggi. Mica è uno scherzo!

Due location aperte per il pubblico: l’Agriturismo Solive, destinato alla presentazione dei vini e dei distillati, e la cantina stessa di Solive, produttrice del Franciacorta distribuito appunto da Pellegrini, destinata agli champagne e ai vini spumanti, quelli che io chiamo, in gergo “tecnico”, le bollicine.

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Ma il team Pellegrini non si è limitato a fare assaggiare i vini, no, certo che no.

Sono state anche organizzate Masterclass con un numero chiuso e selezionato di partecipanti fra cui spiccavano: la verticale di Jacquesson con quattro cuvée della serie 7: 737 – 736 – 735 – 733, guidata da Jean-Hervé Chiquet, uno dei due fratelli che conducono la Maison di Dizy ormai simbolo indiscusso di eccellenza nella Champagne; verticali di Campogrande Cinqueterre, tenuta da Elio Altare e Tonino Bonanni; Roncùs Collio bianco Vecchie Vigne, con Marco Perco, la falanghina Quintodecimo Via del Campo, di Luigi Moio, per citarne alcuni, sino ad arrivare ad una meravigliosa degustazione di 4 rum della Pellegrini Private Stock condotta da Alessandro Pugi, eminenza grigia in fatto di distillati.

Ovviamente la verticale di Jacquesson non l’ho mancata e, ogni volta che mi avvicino a questo champagne, mi vengono i brividi dall’emozione.

Dunque dicevamo la serie 7 con, a far da capofila, la cuvée 737, l’ultima uscita da casa Chiquet e relativa alla vendemmia del 2009, dal colore dorato e dalle note vanigliate e boisée, con un bellissimo sentore di frutta dolce e una bella acidità che lo solleva. Vino godibilissimo fin d’ora, provare per credere.

 A seguire la 736, base vendemmia 2008. La mia preferita della serie.

Colore meno intenso rispetto alla precedente e profumi nettamente più freschi e salini.

La mineralità e la freschezza cantano a squarciagola annunciando uno champagne che, purtroppo, secondo me deve ancora aspettare in cantina che arrivi il suo momento, quello perfetto.
Armiamoci di pazienza!

Arriviamo alla 735, millesimo di riferimento il 2007.
L’oro del bicchiere è molto marcato. Una sventagliata di profumi confetto si si leva solleticandomi il naso.
Sorso piacevole e croccante senza essere troppo di tutto. Un bell’equilibrio e una eleganza sottile.

Eccoci alla cuvée 733, elaborata a partire dalla vendemmia 2005.
Le condizioni meteo di quell’anno non furono particolarmente difficili ma il mese di Luglio fu un po’ troppo piovoso, favorendo lo sviluppo della botrytis.
Nonostante qualche difficoltà la Maison Jacquesson riuscì a produrre, con cura e meticolosità, uno champagne eccellente, ben al di sopra della media.
In effetti il mio assaggio conferma quanto sopra descritto. La 733 è una delle cuvée memorabili.
Equilibrio e potenza senza arroganza.
Pieno e moussoso in bocca, avvolge il palato totalmente e porta una pienezza confortante.
E’ minerale, fresco ma non magro e pungente.
Tanta frutta bianca fresca, tanto agrume, un paio di mandorle qui e li, e una bella nuance di crosta di pane tostato con il forno ancora aperto.
Un grande, grande vino. IMG_2994

Ma non è finita qui, Jean-Hervé ha tenuto in serbo la sorpresa finale: 733 DT in versione definitiva con etichetta!
Di questo vino non parlerò, se non per dire che secondo me è una vera opera d’arte cesellata da sapienti mani e dal tempo. Il resto lo avevo già scritto dopo uno dei miei viaggi in Champagne.
E’ stata però una forte emozione vedere un prodotto pronto e vestito e pensare che io l’avevo assaggiato ancora quando il suo nome era scritto a pennarello sulla bottiglia.

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E poi, durante il mio vagabondare sorseggiando, come scordare il meraviglioso Pétale de Rose di Château La Tour de l’Évêque, vino AOC della Côte de Provence IMG_2977con un uvaggio tanto vario (grenache, cinsault, syrah, mourvèdre, semillon, ugni-blanc, rolle) quanto delicato, certificato bio è profumatissimo e molto elegante.

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Oppure il Sancerre d’Antan di Henri Bourgeois fatto con il sauvignon blanc di una piccola parcella di vigne vecchie di 70 anni che crescono su terreno silex, affinato in barrique vecchie fino a sei anni e imbottigliato seguendo il ciclo lunare.
Forti emozioni in quel bicchiere, fortissime.
Dai profumi netti e puliti di roccia e minerale, a quelli più esotici delle spezie dolci raccolte in un paniere, per ritornare alla sferzata netta di succo di limone.

E ancora il Pouilly Les bois de Saint Andelain di Michel Redde, anch’esso prodotto da vigne di 40 anni e più che farebbe rinvenire chiunque con i suoi sentori di sale e di “pierre à fusil”.

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E che dire della gamma straordinaria di Willm, con tutte le sue bottiglie renane

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e i colori e profumi dell’Alsazia con i Riesling, Muscat e Gewürztraminer.

Che dire?

Semplicemente godere di tanta beltà e piacevolezza, di tanta serietà e lavoro, di tanta passione e competenza.

La qualità la fa la natura, ma ancor di più l’uomo che di essa ha cura e la rispetta.

Pietro Pellegrini lo sa bene quando sceglie i “suoi” vini e i suoi uomini, quelli che producono e quelli che vendono.

E lo capiscono bene anche gli uomini che i “suoi” vini li comprano e li bevono.

Questo feeling di qualità e di rispetto è quello che si è respirato durante i due giorni a Solive. E in tempi come questi, credete, non è poco.

IN CHAMPAGNE CON LA DAME DU VIN

Reims Champagne Vineyard

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IN COLLABORAZIONE CON LA DAME DU VIN PRESENTA

CON LA DAME IN CHAMPAGNE

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1° giorno:

Partenza da Malpensa e arrivo all’aeroporto Charles de Gaulle. Trasferimento in minivan privato per l’hotel (La Villa Eugène a Epernay). Deposito dei bagagli e visita ad una delle grandi Maison di Épernay.

Pranzo in una delle enoteche presenti a Épernay, con degustazione di più champagne di diverso tipo e pomeriggio visita ad un piccolo RM Récoltant Manipulant della zona con relativa degustazione.

La Villa Eugène è un castello risalente al 19mo secolo che originariamente apparteneva ai fondatori di Champagne Mercier. 279L’Hotel merita di diritto una posizione su Avenue de Champagne, che alcuni ritengono la via più ricca del mondo per il numero infinito di bottiglie di Champagne che vengono conservate nei caveau delle grandi Maison la cui sede è appunto in Avenue de Champagne.280

 

A 10 minuti di cammino dal centro di Épernay La Villa Eugène dispone di sole 15 camere ognuna arredata in lussuoso stile Luigi XVI o in stile coloniale.

Questa elegante struttura offre una sala colazione, anticamente utilizzata come “orangerie”, con ampie vetrate che si aprono sul parco circostante e sul magnifico solarium dal quale si puo’ accedere ad una piscina esterna riscaldata.

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Cena in un ristorante gourmand di Épernay e passeggiata notturna lungo Avenue de Champagne

Situata nel centro della vasta regione vinicola dello Champagne, la città di Épernay è considerata capitale della regione stessa. Lungo  Avenue de Champagne si trovano dimore private dallo stile rinascimentale che oggi ospitano prestigiose Maison di Champagne.Epernay Sign

Questo non è l’unico tesoro che Épernay ha da offrire, però: sotto queste stesse case si snodano 100 km di cunicoli, dove viene conservato lo Champagne.

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2° giorno:

Dopo la prima colazione visita all’Abbazia di Hautvilliers.

Fondata nel 660 da un nipote di re Dagoberto, questa abbazia appartiene oggi alla società Moët et Chandon: normale, poiché all’ingresso del coro riposa il celebre dom Pérignon. Nel coro dei monaci (XVII-XVIII sec.), ornato da rivestimenti in legno, due opere religiose della scuola di Philippe de Champaigne. Sopra l’altare maggiore, grande lampadario formato da quattro ruote di torchio.

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 003_vinispecialiA seguire degustazione champagne in una cantina di RM di Hautvilliers e pranzo in un bistrot in Rue Avenue Dom Pérignon con menu a base di champagne.

 

 

 Pomeriggio visita alla Cooperativa di Passy Grigny con degustazione e gioco enologico diviso a squadre. Premio finale alla squadra vincitrice!

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Hostellerie_La_Briqueterie-Epernay-Restaurant-2-86312Ritorno a Épernay e cena di gala in un ristorante gourmand all’interno di un Relais & Château a Vinay.

 

 

 

 

 

3° giorno:

Dopo la prima colazione visita a due
cantine RM di Les Mesnil sur Oger,
e pranzo nel Ristorante di Anselme e Corinne Selosse Les Avisés.

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Pomeriggio visita ad una cantina di RM ad Avize. Ritorno ad Épernay e visita alle migliori enoteche del centro con degustazione di champagne e piatti tipici champenois.champccomme

 

 

 

 

 

Possibilità di acquisto di bottiglie di grandi Maison
e piccoli Récoltants da portare a casa.

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4° giorno:

Prima colazione e check out dall’Hotel.
Subito dopo partenza per Reims per una visita alla Cattedrale. 

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Cattedrale di Reims

Situata a 130 km da Parigi, Reims, detta “città delle incoronazioni” o “città dei re”, ospita quattro edifici dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1991: la cattedrale di Notre-Dame, l’antica abbazia reale di Saint-Rémi e la sua chiesa abbaziale, la basilica di Saint-Rémi e l’antico palazzo episcopale, conosciuto col nome di Palazzo di Tau.

Fiore all’occhiello dell’arte gotica, la cattedrale di Reims, la cui costruzione iniziò nel 1211, beneficia dell’esperienza architettonica acquisita a Sens, Parigi, Senlis, Soissons e Chartres e testimonia una significativa conoscenza delle nuove tecniche architettoniche apparse nel XIII secolo.

 La pianta a croce latina è quella di un vasto edificio, dalle dimensioni ambiziose. La navata raggiunge i 38 metri. Il peso della volta è controbilanciato da archi rampanti, magnificamente decorati. Scrigno di luce, la cattedrale esalta l’arte della vetrata, particolarmente presente in Champagne-Ardenne; il visitatore vi può ammirare le vetrate gotiche, magnificamente restaurate o ricreate dopo la Prima guerra mondiale, e le vetrate contemporanee di Marc Chagall, di Brigitte Simon e di Imi Knoebel.

 La cattedrale di Reims rimane ineguagliata per la ricchezza della sua statuaria. Prima del 1918, contava più di 2300 statue. Mai prima di allora gli artisti erano riusciti a dar vita alle sculture: il celebre Angelo del sorriso, il San Giuseppe, o la Serva diventano dei personaggi a tutti gli effetti.

breves5051bddf57e52_1-650957 Pranzo in una delle brasserie più storiche del centro.

 

 

 

 

A seguire visita cave e degustazione privata presso una importante Maison di Reims.GASTRONOMIE - Caves Taittinger, Reims

 

 

 

 

 

Nel tardo pomeriggio partenza per l’aereoporto Charles de Gaulle e rientro in Italia.

 La quota, che verrà comunicata su richiesta, comprende: 

  • Pernottamento in camera doppia superior in FB (Full Board) dal pranzo del giorno di      arrivo al pranzo del giorno di partenza
  • Tassa di soggiorno
  • Visite alle cantine
  • Minivan privato a disposizione
  • Degustazioni comprese nel programma
  • Sommelier italiana/accompagnatrice a disposizione per tutta la durata del soggiorno (La Dame)
  • Due bottiglie di champagne a testa, una di una grande Maison e una di un piccolo RM come pensiero di “bonheur” da parte della Dame du Vin.

 Il costo del volo A/R Milano-Parigi verrà dato con indicazione perchè il prezzo sarà variabile in fuzione di date/disponibilità.

I viaggi sono fatti per gruppi di 6 persone max.

Le date di partenza saranno decise in concomitanza con le esigenze del gruppo.

Il programma può essere soggetto a piccole variazioni in funzione dei desideri del gruppo itinerante.

Gli ospiti potranno acquistare bottiglie di champagne fino a un massimo di 2 casse a testa senza avere l’onere di trasportarle in aereo.

La Dame penserà a recapitarvi a casa lo champagne una volta tornati in Italia.

Per tutte le informazioni e richieste: info@ladameduvin.com oppure mirella.ciceri@blueteamtravel.it mettendo in oggetto:

VIAGGI IN CHAMPAGNE CON LA DAME.

BUON VIAGGIO  !

 

Blueteam

 

Blueteam Travel Network srl – Via Risorgimento, 70 – 22070 Luisago (Como) tel. 031 9090784